Compagnia Teatrale "No, Grazie!"


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Compagnia

La Compagnia si presenta:

Nacqui un giorno dalla vita di pochi,
dove quei pochi si fecero un tutt'uno, riempimmo del passato tutti i solchi,
ché dei dubbi non rimanesse alcuno,

Or nata che sono ogni altro mio giorno,
all'Arte e per l'Arte fedele rimarrò,
tra i soldi ed il potere non torno,
il verbo del conforme io non pronuncerò.
,

Giocosamente fare il pubblico rifletter, coinvolger tutti i sensi e poi la mente,
sognar senza la schiena genufletter,
mostrar che le illusioni sono niente,

Rifletterò le scene in cui la vita,
da chiacchiere impaurita non si specchia,
se poi la voce mia sarà bandita,
alleati cercherò nella mia cerchia.

Attori con attrici son le mie fondamenta, ispirazione è quel che val la pena,
staran le mie emozioni sempre all'erta,
per portar vere genti sulla scena,

Zelante tenterò nei modi d'esser soave, mostrar vorrò se posso senz'offesa,
pur l'Arte m'ispira ed è la mia trave,
a insulto od accusa non resterò indifesa.

In mezzo alle promesse dei mille imbonitori, qualcosa vorrei dir che rimarrà domani,
quel tanto che non serva ad esser buoni,
ma a fuori dalle tasche tirar le proprie mani,

E a tutto quel che spenge lentamente,
a ciò ch'entro corrode e lima nell'addome,
a ciò che non è Vita per la gente,
respingo la proposta…rispondo col mio nome.

!

Il monologo "No, Grazie!"


CYRANO DE BERGERAC

di Edmond Rostand
Atto II, Scena 8

"Orsù che dovrei fare?....
Cercarmi un protettore, eleggermi un signore,
e come l'edera, che dell'olmo tutore
accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza,
arrampicarmi, invece di salire per forza?
No, Grazie!

Dedicare, com'usa ogni ghiottone,
dei versi ai finanzieri? Far l'arte del buffone
pur di vedere alfine le labbra di un potente,
schiudersi ad un sorriso benigno e promettente?
No, Grazie!

Saziarsi di rospi? Digerire
lo stomaco per forza dell'andare e venire?
Consumar le ginocchia? Misurar le altrui scale?
Far continui prodigi di agilità dorsale?
No, grazie!

Accarezzare con mano abile e scaltra la capra,
e intanto il cavolo innaffiare con l'altra?
E aver sempre il turibolo sotto dell'altrui mento,
per la divina gioia del mutuo incensamento?
No, grazie!

Progredire di girone in girone,
diventare un grand'uomo tra cinquanta persone,
e navigar con remi di madrigali, e avere
per buon vento i sospiri di vecchie fattucchiere?
No, grazie!

Pubblicare presso un buon editore,
pagando, i propri versi! No, grazie dell'onore!
Brigar per farsi eleggere papa nei concistori
che per entro le bettole tengono i ciurmatori?
No, grazie!

Sudar per farsi un nome su di un picciol sonetto
anziché scriverne altri? Scoprire ingegno eletto
agl'incapaci, ai grulli; alle talpe dare ali,
lasciarsi sbigottire dal rumor dei giornali?
E sempre sospirare, pregare a mani tese:
Pur che il mio nome appaia nel Mercurio francese?
No, grazie!

Calcolare, tremar tutta la vita,
far più tosto una visita che una strofa tornita,
scriver suppliche, farsi qua e là presentare?...
Grazie, No! Grazie...No!
...Grazie... No!









Ma,
Cantare, Sognar sereno e gaio, libero indipendente,
aver l'occhio sicuro e la voce possente,
mettersi quando piaccia il feltro di traverso,
per un sì, per un no, battersi o fare un verso!

Lavorar, senza cura di gloria o di fortuna,
a qual sia più gradito viaggio, sulla luna!
Nulla che sia farina d'altri scrivere, e poi
modestamente dirsi: ragazzo mio, tu puoi

Tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia
pur che nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga!
Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte,
non dover darne a Cesare la più piccola parte,

Aver tutta la palma della meta compita,
e, disdegnando d'essere l'edera parassita,
pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto
salir, anche non alto, ma salir……..senza aiuto!"

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