Chi siamo

In questa pagina troverete le singole presentazioni dei membri che compongono la nostra compagnia. Qui potrete conoscere le storie, che, come piccole tessere di un mosaico, colorano e animano il senso di questo: “No, grazie!”

Dean David Rosselli

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“Il Teatro è la Poesia, che si alza dal libro,
per diventare umana.
E nel farlo parla, grida, piange, si dispera.

(F. García Lorca)

Nacqui a Milano, da madre ecuatoriana e padre italiano. Trascorsi l’infanzia a Barcellona.
Trasferitomi in Italia imparai l’italiano e divenni, senza volerlo, ragioniere.
Viaggiato, viaggiato, viaggiato.
Diplomatomi, intrapresi vari lavori (durante un paio due anni) a volte faticosi ma sempre formativi per il carattere e la volontà.
Studiata, potrei dir lavorando, la vita, decisi dunque di studiare ancora libri.
Università di Firenze: Laurea in Lingue e Letterature Straniere (Spagnolo ed Inglese).
Borsa di studio “Socrates” (un anno) a Malaga. Un intenso e plasmante anno all’estero.
Formatomi come attore presso varie compagnie in Italia ed all’estero, ho lavorato prima
come attore, tecnico, impiegato, facchino, regista, drammaturgo, docente di teatro e poi,
negli ultimi 15 anni, come (solo) docente, drammaturgo e regista.

Laureatomi, fuggii di corsa a vivere a Madrid (6 mesi circa).
Non trovando invero quel che davvero cercavo, tornai in Italia. Ancora libri, altri esami.
Università di Pisa: Scuola di Specializzazione per professori (2 anni).
Attualmente…lavoro come vicepreside e professore di spagnolo in un Istituto Tecnico;
Attualmente…lavoro come drammaturgo e regista di questa compagnia teatrale;
Attualmente… sono al servizio di questo “No, Grazie!” in forma di Arte,
di quest’apostrofo e filo rosso tra la mia sensibilità artistica e quella dei miei teatranti.

Come presidente, direttore artistico, drammaturgo e regista della presente compagnia,
porterò avanti il Teatro che mi scorre dentro, che scorrerà dentro ai miei complici attori,
con l’idea che l’Arte debba far “riflettere” sulla vita, debba far viaggiare, vedere
e vivere “meglio” chi la promulga, vive, difende e chi la vede, sente, appoggia ed ascolta,
fiero di dedicare il nome della compagnia a tutto ciò, ed a coloro, che lo meriteranno.

Domani è incertezza, quindi…possibilità.

Dean David Rosselli


Raffaella Micelli

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“Il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”

(M. Proust)

Il teatro è stato per me scoperta continua, emozione, sfida, paura e forza.
Mi ha regalato una voce per gridare fuori quella che sono io, con tutto il mio mondo.
Mi ha dato la voglia di cercare, di scoprire, di capire… Ma, soprattutto, mi ha donato degli occhi per vedere, finalmente in modo chiaro, ciò che mi circonda.
Tutti noi abbiamo voglia di gridare qualcosa al mondo. Dovesse essere anche solo: “IO SONO QUI”. E allora ecco qua l’occasione: il palco… per gridare, sussurrare, far bruciare emozioni.
Anche solo per il brillare di due occhi nel mare di visi che si trovano davanti a te, anche solo per una lacrima furtiva che scende nel cuore silenziosa, anche solo per un sorriso pieno di vita vera… Ecco, anche solo per una di queste emozioni, sarà valsa la pena gridare: “No, Grazie!”.

Raffaella Micelli


Sabina Marmeggi

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“Piacere, Sabina Marmeggi in “No, Grazie!”.
Eh sì, signori e signore. Oggi, dopo anni ed anni di fidanzamento, mi sposo. E vi assicuro che, avendolo già fatto una volta per amore di un uomo, rifarlo per amore del teatro (passione che mi cammina a fianco da più di 3 lustri) è assolutamente spaventoso ed incredibilmente eccitante.
La domanda che mi pongo però è sempre la stessa: ma starò facendo la cosa giusta? In fondo le cose vanno bene anche così, sto bene. Che bisogno c’è di complicarsi la vita? E se non funziona? E se perdo interesse? E se non è come credo? E se… e ma… e se… e ma… Basta se, basta ma, basta!

Agire, fare, buttarsi… vivere!
È vero che sposandoti ti voti a qualcuno, in questo caso a qualcosa, e non lo si può capire fino in fondo finché non lo si vive e non lo si sperimenta in prima persona. Ma perché non farlo? Perché temere che le cose possano andar male? Perché non prospettarsi anche l’opportunità di un miglioramento? Chi lo dice che ciò che è già bello non possa diventare bellissimo? Accidenti, e che cavolo li avremo inventati a fare i superlativi, allora?
Inutile fuggire la propria natura, io sono fatta così. Approfondisco ogni cosa che mi coinvolge: amore, passioni, amicizie. Niente toccata e fuggi per me, ma mordi e resta. Chiudo porte dietro di me solo dopo aver ben visitato le stanze che celano. Non rimango sulla soglia io, io entro. E dalla prima volta che sono entrata in questa camaleontica stanza che è il teatro non ho mai più pensato di uscirne. Non mi interessa se le stanze che potrei vedere solo affacciandomi alla loro soglia potrebbero essere milioni in più rispetto a quelle che potrò vedere visitandole internamente. Non è la quantità che mi interessa.
Quindi, compagnia teatrale “No, Grazie!”, che con te possa vivere una grande storia d’amore!

Sabina Marmeggi


Barbara Taddei

ib_p017_0_22Mi piacciono le sere d’estate chiacchierate con gli amici, il caffè, le lucciole, camminare, far cadere la mia testa dentro un libro, il mio computer, la folla dei concerti, la pizza, gli opuscoli informativi, prendermi cura del mio fratellone, il Lungarno, il calduccio del piumone, le bolle di sapone, parlare parlare parlare con la mia Amica Sabina, le candele bianche, il Teatro vuoto, il mare, scrivere in blu, la tv spenta, addormentarsi abbracciati, il numero 11, fare torte…
Ho scelto di partecipare a “No, Grazie!” perché il teatro è l’unico posto al mondo dove mi sento al sicuro. È il porto giusto da cui far salpare la nostra nave. Siamo pronti ad esplorare terre sconosciute, assediarle con la nostra curiosità e riportare a casa nuovi racconti.”

Barbara Taddei


Chiara Cinotti

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“Mi chiamo Chiara Cinotti, sono nata a Empoli il 18 maggio 1981 e da allora vivo a Capraia Fiorentina.
Al Teatro sono appartenuta subito, fin da piccola. Basti pensare che alle scuole medie, ad ognuno di noi alunni, fu chiesto cosa avremmo voluto fare da grandi, e la mia risposta, insieme ad una mia foto, finì sul giornale: volevo diventare attrice. Da quelle adolescenziali ambizioni al palco vero e proprio è poi passato un po’ di tempo ma attrice, se siete qui a leggermi, significa che sono diventata.
Scolasticamente parlando, mi sono diplomata all’Istituto Professionale di Empoli, per iscrivermi subito dopo (ma solo per qualche mese) alla facoltà di Psicologia di Firenze. Lasciati gli studi accademici, ho svolto vari lavori finché, tramite uno di essi, non ho trovato la “mia” strada professionale. Così ho frequentato un corso per OSS (Operatore Socio Sanitario) e ho cominciato a lavorare in tale ambito. Stabilita la mia più appropriata meta accademica, mi sono re-immatricolata all’Università e ho frequentato il corso di Laurea in Assistenza Sanitaria.
Personalmente mi ritengo innamorata della vita, con tutto ciò di giusto o di sbagliato che amare la vita comporta. Ciò che sono non è possibile descriverlo in poche righe, posso soltanto affermare di avere mille pregi e milleuno difetti ma, chi mi conosce, mi ama malgrado questi!
Ci sono poche cose che ritengo fondamentali nella mia vita e sono l’Amore, la Famiglia e l’Amicizia. Riguardo alle mie passioni, tra esse ci sono i libri, la musica, viaggiare, la mia squadra di calcio, la Nazionale italiana e, ovviamente, il Teatro (non elencate in tale ordine di importanza).
Il Teatro è entrato a pieno nella mia vita nel 2001 quando, frequentando un “Laboratorio Teatrale per adulti”, ho incontrato delle persone inclini alla recitazione che, da allora, artisticamente e personalmente sono divenute importanti nella mia vita, peraltro, alcune di esse, si trovano oggi al mio fianco ad affrontare con me questa nuova e meravigliosa avventura, chiamata “No, Grazie!”.
Da quel primo laboratorio ad oggi ne sono trascorsi nella mia vita molti altri, facendo sì che il Teatro divenisse parte del mio mondo ed io del suo. Teatro è per alcuni, soltanto una parola, ma per me è aria che respiro, è sangue che mi scorre nelle vene, è amore, passione, dolore, odio, gioia immensa, sfida continua, Teatro sono io, con le mie paure, le mie ambizioni, il mio coraggio.
Teatro è un gigante incatenato nel profondo del mio essere, che ogni volta spezza le catene della razionalità e delle convenzioni, finché con grido selvaggio di gioia vola, ed è libero di essere ciò che vuole! In altre e poche, spicciole parole, Teatro è per me: Vita, semplicemente… Vita!”

Chiara Cinotti


Laura Ramerini

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“Mi chiamo Laura Ramerini, sono nata prematuramente (settimina) alle 04:00 di notte del 2 ottobre 1979 a San Miniato, ridente cittadina in provincia di Pisa.
Negli anni dell’infanzia tentai più volte di far confessare ai miei genitori di avermi adottata, in modo da alimentare la mia fervida fantasia in cerca delle più disparate provenienze, per dovermi poi “rassegnare” alla discendenza familiare, visti i tratti somatici distintivi innegabili! Fin da bambina sono stata una persona estremamente curiosa ed ho esercitato il diritto di chiedere “perché?” ad ogni affermazione dello sciagurato e ignaro adulto che mi si avvicinava.
Mi sono appassionata allo studio delle lingue straniere perché non sopportavo che gli altri parlassero una lingua che non potevo capire (prima fra tutti mia sorella, che parlava un finto inglese per non farsi capire da me). Mi sono diplomata in lingue e poi ho sempre lavorato nel mondo del turismo.
Il primo spettacolo di teatro che ho visto a cinque anni fu: “La Mandragola”, e mamma diceva che per dieci giorni non parlavo d’altro.
Ho studiato pianoforte e canto fin da piccola. Le mie materie preferite, oltre alle lingue, erano letteratura italiana, storia e filosofia.
La mia innata curiosità ha fatto sì che la mia maggiore passione oltre al teatro fossero… i viaggi! Ho visto mezza Europa, la Siria, la Giordania, New York, il Messico. Io in un aeroporto sperduto di Timbuctù alle 02:00 di notte sono la persona più felice del mondo!
Mi piacciono… i tetti di Parigi al mattino, le melanzane, salutare i bottegai di paese, il cheesecake alla newyorkese e il cacciucco alla livornese, perdermi in una città, ritrovarmi in una città, i quadri di Modigliani, le commedie di Goldoni, le donne con le gonne e gli uomini dai modi gentili, gli occhi degli sconosciuti in metro, le canzoni di Lorenzo, il profumo della cannella, i libri, le fattorie con gli animali, le persone genuine e le serate a tirar tardi sotto casa, il buon vino, le masserie in Puglia, i miei fiori sul balcone, i cappelli, l’eleganza delle donne italiane degli anni ’50, la sapienza delle nonne.
Mi piacciono le prime lucciole d’estate, giocare a nascondino, le cene di classe, le famiglie numerose e rumorose, fare regali alle persone che amo quando non è Natale. Mi piacciono gli abiti pescati ai mercatini e quelli che, ogni tanto, creo da sola.
Mi piace il colore verde, le persone che si impegnano, le valigie vuote, le camere d’albergo, le mie mani, prendere l’aereo, scoprire un sapore nuovo, il mare d’inverno, i gatti e i cani, gli occhi del mio ragazzo, le ore tra le 18:00 e le 20:00, le feste rionali, le persone che sorridono, le persone che osano, la multiculturalità di Central Park, l’Irlanda, l’eccitazione della partenza e la gioia dei rientri, il gelato all’amarena ma non le amarene, le poesie di Leopardi, gli scritti di Don Milani, Licia Maglietta e Silvio Orlando, le canzoni di Vinicio Capossela, le pagine di Simone de Beauvoir, Anne Marie Schwarzenbach, gli scritti di Rousseau e di tutte le persone che hanno lottato per la libertà. Se non si fosse capito, odio la routine, perdo spesso i calzini quando faccio la lavatrice ma faccio un ottimo pollo alla spagnola!
Ah, dimenticavo… io sono nata il 2 ottobre, la Duse il 3… porterà bene?
Però io vorrei morire di tisi come tutte le eroine romantiche!”

Laura Ramerini


Rita Ciampa

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“Il mio nome è Rita Ciampa.
Sono nata a Lawrence (USA) il 25 luglio del 1976, ma solo due mesi più tardi i miei genitori, ambedue italiani, decisero di ritornare in patria e ci trasferimmo definitivamente nel centro di Empoli, dove vivo tutt’ora.
Che dire di me…
Mi ritengo una persona leale, un’amica con la “A” maiuscola. Amo, soffro, ma continuo ad amare perché ne vale sempre la pena. Adoro gli animali, anime nobili che non ti abbandonano mai ma ti amano comunque, nel bene e nel male. Sono una rompiscatole, ritardataria, curiosa e civettuola. Pigra, dormigliona, dispettosa e quant’altro. Ma non esiste motivo per non amarmi. Mi piace leggere, adoro Agatha Christie, cantare, ballare (in camera mia), viaggiare, sognare, cucinare e fare nulla. Insomma sono tutto e niente, luce e tenebre, infinita gioia e malinconia.
Il Teatro…
Credo che la passione per il Teatro sia nata con me, come i miei occhi, il mio cuore.
Margherì, la margheritina amica di Cipì nel libro di Mario Lodi, è uno dei primi ruoli che ho interpretato in seconda elementare, e proprio allora, tra gli applausi dei genitori dei miei compagni di classe e gli occhi lucidi e pieni d’orgoglio della mia mamma, capii che era quello che volevo fare da grande, l’attrice.
Terminate le scuole dell’obbligo decisi di non proseguire gli studi, un grave lutto familiare mi fece passare la poca voglia che avevo di stare sui libri e mi lanciai nel mondo del lavoro, ne ho svolte svariate tipologie. Abbandonai il mio sogno ma non la speranza. Finchè un giorno, una cara amica mi disse che aveva letto di un laboratorio teatrale per adulti non lontano da casa. Felice e allo stesso tempo titubante, decisi di partecipare alla riunione di presentazione del corso, e per la prima volta in vita mia sentii di essere assolutamente al posto giusto nel momento giusto.
Era il 2001 e da allora il mio grande amore, il Teatro, è diventato parte fondamentale del mio essere, il battito del mio cuore, cibo per la mia anima, lacrime e sorrisi, ossigeno per i miei polmoni… VITA!
La mia esistenza si è intrecciata a quella di altre persone che nutrivano e nutrono tutt’ora il mio stesso amore per il Teatro, ed è proprio con alcuni di loro che adesso mi incammino verso questo sentiero magico e avventuroso il cui nome è “No, Grazie!”.
Ho aperto il mio cassetto e ho realizzato il mio sogno chiamato Teatro, e quello della mia stella splendente che mi applaude da lassù.”

Rita Ciampa


Valentina Antonini

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“Valentina Antonini, classe 1980.
Dopo la maturità magistrale non ho continuato gli studi ed ho iniziato a lavorare come commessa, professione che svolgo tutt’ora con passione e dinamismo.
Il mio delirio: lo shopping! Abiti ed accessori sono la mia vera malattia. Non vivo per grandi firme né per maison di lusso, ma per qualità e classe con un tocco di originalità che caratterizza il mio stile. Non sono una modaiola, bensì una ragazza educata nel vestire.
Da molti anni frequento laboratori teatrali. Sono attratta da qualsiasi palcoscenico fin da quando ero una scolaretta delle elementari. Proprio durante le recite scolastiche, che sia stato nel vivo della scena o dietro le quinte, immancabilmente c’era il mio zampino, grande o piccola che fosse quell’idea da mostrare al pubblico.
Oggi la mia scelta, la mia voglia ed il mio bisogno di fare teatro è qualcosa di importante, perché c’è sempre una storia da raccontare sulla quale riflettere, c’è sempre da emozionare ed emozionarsi, da riempire un vuoto nella cultura, nella vita, negli occhi o nel cuore di quel qualcuno che ti guarda e ti ascolta.”

Valentina Antonini


Cecilia Bartoli

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“Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte”

La piccola Cecilia, fin da bambina, non riesce bene a capire quale sia il suo posto nella realtà e vive un’infanzia recalcitrante, fatta di entusiasmanti inizi e rapidi abbandoni.
Avviene all’età di 14 anni il suo primo incontro con il Teatro, grazie alla frequentazione di laboratori teatrali organizzati proprio dalla stessa compagnia di cui, pochi anni dopo, entrerà a far parte in qualità di attrice: la “No, Grazie!” di Capanne (PI).
A partire da quel fortuito incontro, la non-più-tanto piccola Cecilia inizia a muoversi con sempre meno irrequietezza nella vita che la circonda.
Con il passare degli anni il Teatro inizia a diventare una costante nella sua vita e, proprio come le pieghe di quest’ultima, anch’esso si trasforma: da pura passione alla quale dedicarsi nel tempo libero a oggetto di studi universitari approfonditi. Nel 2015, infatti, Cecilia inizia a frequentare con interesse ed entusiasmo il corso di laurea triennale in “Discipline delle Arti figurative, della Musica, dello Spettacolo e della Moda” presso l’Università di Pisa, specializzandosi proprio nello studio dell’arte teatrale. Insieme con l’avventura universitaria, la realtà pisana ha in serbo per lei altre interessanti esperienze in campo artistico. Cecilia entra così in contatto con i corsi teatrali di “Fare Teatro”, progetto ultraventennale di pedagogia teatrale del Teatro Verdi di Pisa, esperienza pregnante e determinante che contribuisce a farle acquisire consapevolezza e metodo.

La voglia di sperimentare e sperimentarsi si fa sempre più forte, così, nel 2017, insieme a degli amici con i quali ha condiviso parte della propria formazione attoriale, fonda la Compagnia della Brettonica: un gruppo teatrale eterogeneo, asservito allo scopo di fare, sperimentare e cercare il Teatro in ogni dove, con il quale ha occasione di fare le sue prime, piccole esperienze di drammaturgia e regia teatrale.
Si può dire che da lì la sua fame di Teatro e di Vita non si arresta e, dal momento che sente di non riuscire ad imboccare una strada “univoca” e “coerente”, decide di percorrerne quante più possibili, senza porsi particolari limiti, alla continua ricerca del “suo” modo di fare, conoscere e vivere il Teatro: frequenta laboratori di teatro sempre nuovi e diversi, prende parte a piccole esperienze cinematografiche, segue stage di critica teatrale, seminari di drammaturgia, si iscrive a corsi di canto e di musica, scrive recensioni di libri e spettacoli, prende lezioni di yoga e partecipa a incontri di astrologia e magia naturale…
La sua aspirazione più grande è quella di riuscire a sentirsi sempre una principiante, nella speranza di mantenere viva la gioia della scoperta e della ricerca. Con questo auto-augurio, spera anche di riuscire a mettere a tacere la paura del futuro e di fare del Teatro il proprio lavoro e la propria Vita.

Cecilia Bartoli


Alessandro Lo Conte

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“Nato nel 1975, ho trascorso un’infanzia serena e felice, circondato dagli affetti familiari.
Cresciuto, non sapendo scegliere tra l’essere un adolescente “ribelle” o “modello”, sono stato un po’ dell’uno e dell’altro, senza dimostrare particolare talento o vocazione per nessuno dei due “cliché” giovanili. In quel turbolento evo della mia vita, qualcuno mi ha edotto sul significato del mio nome: dal greco “Alexandros”, colui che difende gli uomini. Da buon opportunista ho pensato, se proprio non di tutti gli uomini, di propormi almeno come prode difensore di carine fanciulle, riuscendo magari a conquistare più facilmente i favori di queste. Nei fatti, questa scelta poco è risultata propizia alle mie velleità di adolescente Casanova. Ad altre più gratificanti mete quella strada mi avrebbe poi condotto
Dopo una discreta carriera agonistica, ho deciso che insegnare ad altri esseri umani come sferrare calci, pugni e altre perniciose tecniche, poteva essere un rispettabile mezzo per guadagnarsi da vivere. E così, conseguito anche il diploma ISEF, ad oggi posso vantare la gestione di una palestrina dove, oltre ad aspiranti picchiatori, si rifugiano persone con qualche acciacco o con un po’ di adipe in eccesso, per ritrovare un’invidiabile forma fisica.
Insegnante di arti marziali, gestore di una palestra, amante dei libri, del cinema, dei viaggi zaino in spalla… cosa può mancare ad un uomo di 37 anni? Una donna! No, anche la questione amore è risolta. Ma un corso di teatro è ovvio!
Ebbene, adesso ho un altro cammino da percorrere con passione ed impegno, che spero esser capace di raccontarvi attraverso i vari personaggi che sarò chiamato ad interpretare.

Alessandro Lo Conte


Riccardo Sgherri

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Franco Giunti

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